Peter Lindbergh, la fotografia racconta la vera bellezza

by Serena Tibaldi, November 2016 (Italy)


CONTRO LA SCHIAVITÙ DELLA PERFEZIONE "Se davvero i fotografi sono responsabili della creazione e della rappresentazione della donna nella società moderna, allora credo che ci sia una sola via per progredire, ed è quella di dare volto e corpo a una femminilità forte e indipendente. Questa è il compito dei fotografi oggi: liberare il mondo dalla tirannia della giovinezza e della perfezione". È così che sintetizza la sua visione Peter Lindbergh, uno dei fotografi - definirlo solo "di moda" ~~sarebbe a dir~~ poco riduttivo - più influenti della sua generazione. >«La fotografia non puo essere legata solo alla moda, deve andare oltre i vestiti.» In quasi 40 anni di attività ha infatti raccontato l'evoluzione della bellezza combattendo contro preconcetti e stereotipi, rifiutando l'idea che la perfezione sia l'unica via e dimostrando, attraverso le sue storie intense e coinvolgenti, quanto conti la verità, anche in questo mondo. «La fotografia non può essere legata solo alla moda, deve andare oltre i vestiti», riflette lui a telefono da Parigi, dove vive dalla fine degli anni '70. È appena tornato da Los Angeles, dove ha lavorato per due giorni nel deserto alle porte della metropoli, e ancora ride al pensiero delle discussioni avute sul set con Grace Coddington, editor del servizio. «La adoro, lavoriamo assieme da sempre, ma continuiamo a litigare: stavolta lei voleva che cambiassi inquadratura perché non si vedevano bene una borsa, e io a spiegarle che non era importanti ai fini della storia. Altrimenti tanto vale fare un catalogo di moda: per carità, ce ne sono di bellissimi, ma non sono io la persona giusta per farli, arrivo sul set senza nemmeno sapere che abiti ci sono!». NASCITA E ASCESA DELLE TOP MODEL Quello che rende il lavoro del fotografo tedesco ~~ancora~~ più unico è il fatto che proprio lui, tanto poco interessato alla moda in sé per sé, tra gli anni '80 e i '90 è stato tra i maggiori responsabili dell'ascesa delle icone del nostro tempo, le top-model: Linda, Christy, Naomi e compagnia bella devono moltissimo alla sua scelta di ritrarle così com'erano, senza gli artifici e gli eccessi in voga in quegli anni, spalancando così la porta a un nuovo tipo di estetica. «Non sono mica un supereroe, non c'è mai stato nulla di programmato! È che ero stufo di quelle donne in serie, tutte perfette e dai fisici scolpiti. Così, quando mi avevano chiesto di fare un servizio per Vogue USA, avevo portato su una spiaggia un gruppo di ragazze "nuove", completamente diverse, e le avevo ritratte struccate con addosso una camicia bianca: la direttrice dell'epoca, Grace Mirabella, quando vide le foto storse il naso e le cestinò». Quell'aneddoto, ammette ~~lui ridendo, è~~ diventato poi la sua storia più popolare, anche per il finale a sorpresa: pochi mesi dopo la Mirabella viene licenziata, al suo posto arriva Anna Wintour che chiede proprio a lui di realizzare la prima cover di Vogue sotto la sua direzione. È il novembre 1988, in copertina ci finisce Michaela Bercu in jeans, giacca ricamata Christian Lacroix e capelli spettinati al vento. >«Piu che un documentario, "Models" e stato un modo per raccontare meglio chi fossero, per non fermarsi alla superficie. Erano le modelle con cui lavoravo piu spesso, e volevo andare oltre la fotografia.» Poco più di un anno dopo Lindbergh dà un altro scossone alla moda, quello definitivo: per la copertina di Vogue UK del gennaio 1990 ritrae Linda Evangelista, Christy Turlington, Naomi Campbell, Tatjana Patitz e Cindy Crawford in jeans. Foto in bianco e nero («lo preferisco al colore perché ci allontana dalla realtà»), make up ai minimi termini: è iniziata una nuova epoca. "MODELS - THE FILM" Tutto ~~questo~~ è perfettamente raccontato in "Models - the Film" il corto del 1991 con cui il fotografo ha voluto dare voce a quelle splendide ragazze dominatrici di un'epoca. La telecamera le segue attraverso New York, da Coney Island al  Meatpacking District, "spiandole" mentre sul set si trasformano in dee e riprendendo le loro confessioni e le loro riflessioni, mostrandole per quello che sono: un gruppo di giovani donne con aspirazioni e paure. C'è Linda che riflette sul suo ruolo di musa contemporanea, Naomi che firma autografi, Cindy che immagina cosa fare "dopo", Tatjana che racconta la sua vita immersa nella natura e lontana dai riflettori, Stephanie Seymour che ricorda la sua infanzia da brutto anatroccolo (con Axl Rose, all'epoca suo fidanzato, che la osserva discreto da un angolo): nessuno le aveva mai mostrate così vere, aperte e sincere, e nessuno probabilmente lo ha più fatto dopo. >«Come affronto publicist e accordi editoriali? Semplice, li ignoro.» «Più che un documentario, "Models" è stato un modo per raccontare meglio chi fossero, per non fermarsi alla superficie. ~~Erano le modelle~~ con cui lavoravo più spesso (Christy era in Tailandia in quei giorni, purtroppo), e volevo andare oltre la fotografia. Loro continuavano a chiedermi perché volessi filmarle, e credo che da qualche parte esista anche il girato con una di loro che, durante uno shooting di gruppo vestite da motocicliste, inizia a mettere in dubbio la storia (ride, ndr). Sono tanti elementi che uniti creano delle persone uniche, quello a cui volevo arrivare». LA BELLEZZA OLTRE GLI STEREOTIPI Un ~~approccio~~ di tale sincerità e chiarezza è già un'impresa complicata di per sé: figurarsi quando a essere davanti all'obiettivo sono star e attrici, stelle di prima grandezza per cui il farsi ritrarre al naturale appare ancora di più come un rischio. «Come affronto publicist e accordi editoriali? Semplice, li ignoro. Lo so perfettamente che da parte di queste donne ci vuole del fegato per affrontare la macchina fotografica senza ritocchi: tutto si basa sul rapporto di fiducia che si crea tra me e loro. Quello che mi è sempre premuto mostrare è che la bellezza resta tale anche con le rughe o con i capelli non perfetti». Una strada chiara, percorsa anche per realizzare il Calendario Pirelli 2017, presentato a Parigi il 29 novembre: 16 protagoniste tra donne più o meno mature, da Penelope Cruz a Helen Mirren, e nessun nudo: un bel cambio di rotta per The Cal, che per la terza volta (le altre due sono state nel 1996 e nel 2002) ha rappresentarlo ha voluto la visione di Lindbergh. «Avevamo 16 "titolari" e 6 riserve, per usare una metafora, ma ~~non sono servite~~ perché nessuna si è tirata indietro, affidandosi a me: l'ho detto anche a Marco Tronchetti Provera (AD di Pirelli) sul set che stava facendo qualcosa di davvero coraggioso. D'altronde è solo così che le cose cambiano». E qualcuno dovrà pur farlo, no?